Autore: Vittorio Maceratesi

BILANCIAMENTO DI REDOX SEMPLICI

Cu2+ + Fe → Cu+ + Fe2+

La specie che si ossida è il Ferro che passa da stato d’ossidazione 0 a +2 con la perdita di 2 elettroni.

La specie che si riduce è il Rame che passa da stato d’ossidazione +2 a +1 acquistando 1 elettrone.

Applichiamo il metodo delle semi-reazioni:

Semi-reazione di ossidazione:

Fe  → Fe2+ + 2e

Semi-reazione di riduzione:

Cu2+ + e  → Cu+

Entrambe le semi-reazioni sono bilanciate sia da un punto di vista di massa che di carica:

Nella semi-reazione di ossidazione si ha:

  • Bilanciamento di massa – 1 Ferro a sinistra e 1 Ferro a destra.
  • Bilanciamento di carica – Carica netta 0 a sinistra e carica netta 0 a destra (+2 del Fe2+ e -2 dei due elettroni).

Nella semi-reazione di riduzione si ha:

  • Bilanciamento di massa – 1 Rame a sinistra e 1 Rame a destra.
  • Bilanciamento di carica – Carica netta +1 a sinistra (+2 del Cu2+ e -1 dell’elettrone) e carica netta +1 a destra.

Per bilanciare la reazione, occorre applicare la regola del prodotto incrociato e poi sommare le due semi-reazioni.

Si moltiplica la semi-reazione di ossidazione per il numero di elettroni scambiati nella semi-reazione di riduzione e si moltiplica la semi-reazione di riduzione per il numero di elettroni scambiati nella semi-reazione di ossidazione.

Fe  → Fe2+ + 2e ) x1

Cu2+ + e  → Cu+ ) x2

Somma:

Fe + 2Cu2+ + 2e  Fe2+ + 2Cu+ + 2e

Infine, come in una normale equazione, si elidono gli elettroni.

Fe + 2Cu2+  Fe2+ + 2Cu+

Si verifica infine che la reazione sia correttamente bilanciata:

Massa: 1 Ferro e 2 Rame a sinistra e 1 Ferro e 2 Rame a destra

Carica: +4 a sinistra e + 4 a destra.

POLIMERIZZAZIONE DI ADDIZIONE E CONDENSAZIONE

La reazione di polimerizzazione coinvolge la coinvolge la conversione di una specie a basso peso molecolare, il monomero, in una specie ad alto peso molecolare, il polimero.

Una prima classificazione riguarda i processi di polimerizzazione che possono essere suddivisi in:

  • POLIMERIZZAZIONE DI ADDIZIONE
  • POLIMERIZZAZIONE DI CONDENSAZIONE

Nella polimerizzazione di addizione, i monomeri vengono addizionati in maniera sequenziale senza che vi sia la liberazione di una specie a basso peso molecolare, la cosiddetta specie condensata.

Nei polimeri di addizione, tutto il monomero entra a far parte del polimero.

Nella polimerizzazione di condensazione, i monomeri reagiscono portando alla liberazione di una specie a basso peso molecolare, la cosiddetta specie condensata. Questi sottoprodotti possono essere H2O, HCl, H2 e altro.

Nei polimeri di condensazione, non tutto il monomero entra a far parte del polimero.

Questa classificazione, proposta da Wallace Carothers nel 1929, presentava alcune contraddizioni, come il caso della poliammide 6.

Per superare queste contraddizioni, si è deciso di superare questa distinzione tra polimeri di addizione e condensazione e basare la classificazione sulla cinetica di polimerizzazione e sul meccanismo di crescita delle macromolecole.

Da questo, la reazione di polimerizzazione può essere suddivisa in:

  • POLIMERIZZAZIONE A CATENA
  • POLIMERIZZAZIONE A STADI

OMOPOLIMERI E COPOLIMERI

Una prima classificazione dei polimeri può essere effettuata in base alla tipologia di unità strutturali che lo costituiscono.

I polimeri costituiti da unità strutturali tutte uguali tra loro si definiscono omopolimeri.

I polimeri costituiti da almeno due unità strutturali diverse tra loro si definiscono copolimeri.

I copolimeri possono essere suddivisi in base al numero di unità strutturali differenti che li compongono:

  • BIPOLIMERI se costituiti da due unità strutturali differenti; A-B-A-A-B-B-A-B-A
  • TERPOLIMERI se costituiti da tre unità strutturali differenti; A-B-B-C-A-C-A
  • QUATERPOLIMERI se costituiti da quattro unità strutturali differenti. A-B-B-C-A-C-D-D-C
  • PENTAPOLIMERI se costituiti da cinque unità strutturali differenti. A-E-B-C-A-C-D-B-E
  • e cosi via…

Un’ulteriore classificazione dei copolimeri può essere effettuata in base alla disposizione delle unità strutturali lungo la catena polimerica:

  • COPOLIMERI STATISTICI o RANDOM se le unità strutturali sono disposte in maniera casuale lungo la catena polimerica.
  • COPOLIMERI ALTERNATI se la ripetizione delle unità strutturali differenti avviene in maniera sequenziale.
  • COPOLIMERI A BLOCCHI se la catena polimerica è costituita da due o più blocchi di omopolimeri consecutivi
  • COPOLIMERI INNESTATI O AGGRAFFATI se è presente una catena principale costituita da unità strutturali uguali tra loro (ad esempio di tipo A) e lateralmente si innestano delle catene omopolimeriche costituite da unità strutturali di tipo B. Le unità strutturali delle catene laterali sono tutte uguali tra loro ma diverse rispetto a quelle della catena principale.

INTRODUZIONE AI POLIMERI

Un polimero è una macromolecola costituita dalla ripetizione di numerose unità strutturali (definite dalla IUPAC unità ripetentesi costituzionale) legate tra loro da legami di natura covalente.

Le unità strutturali non sono da confondere con i monomeri, sebbene spesso abbiano strutture simili. Infatti, le unità strutturali sono ottenute dai monomeri attraverso la reazione di polimerizzazione.

REAZIONE DI POLIMERIZZAZIONE

I polimeri possono essere classificati in:

  • polimeri naturali e polimeri sintetici;
  • omopolimeri e copolimeri (random, a blocchi, alternati, innestati o aggraffati);
  • lineari, ramificati, reticolati;
  • polimeri di addizione e polimeri di condensazione

DUREZZA DELL’ACQUA

La durezza dell’acqua è espressa come la somma degli ioni Ca2+ e Mg2+ la cui presenza è legata a sali disciolti in acqua.

La durezza calcica esprime la concentrazione in mg/L di CaCO3 equivalenti al numero di ioni Ca2+. Per passare dalle moli di Ca2+ a quelle di CaCO3 occorre ricordare la seguente relazione:

n moli CaCO3 = n moli Ca2+

La durezza magnesiaca esprime la concentrazione in mg/L di CaCO3 equivalenti al numero di ioni Mg2+. Per passare dalle moli di Mg2+ a quelle di CaCO3 occorre ricordare la seguente relazione:

n moli CaCO3 = n moli Mg2+

La durezza totale è data dalla somma della durezza calcica e magnesiaca.

La durezza temporanea esprime la concentrazione in mg/L di CaCO3 equivalenti al numero di ioni HCO3.

La conversione dei bicarbonati in carbonati avviene a seguito dell’ebollizione dell’acqua che porta alla seguente reazione:

Ca(HCO3)2 → CaCO3 + CO2 + H2O

Da tale reazione si ha la formazione di un precipitato costituito da CaCO3 che può essere rimosso per filtrazione. Occorre prestare attenzione alla stechiometria della reazione secondo cui per due moli di bicarbonato si forma una mole di carbonato di calcio.

n moli CaCO3 = 1/2 n moli HCO3

La durezza permanente esprime la concentrazione in mg/L di CaCO3 dei sali di calcio e di magnesio che non precipitano all’ebollizione.

n moli CaCO3 = n moli Mg2+ + n moli Ca2+

La durezza totale è data dalla somma della durezza temporanea e permanente.

La durezza dell’acqua può essere determinata in gradi francesi (°F), gradi tedeschi (°T) e gradi inglesi (°I).

Per il calcolo in gradi francesi e inglesi, occorre convertire il numero di moli di Ca2+ e Mg2+ e HCO3 in equivalenti di CaCO3.

Poi occorre ricordare la seguente relazione:

1 °F = 10 mg/L di CaCO3

1 °I = 1 mg di CaCO3 in 70 ml di acqua

Per il calcolo in gradi tedeschi, occorre convertire il numero di moli di Ca2+ e Mg2+ e HCO3 in equivalenti di CaO.

Poi occorre ricordare la seguente relazione:

1 °T = 10 mg/L di CaO.

Le analisi svolte su un’acqua incognita hanno rilevato le seguenti concentrazioni:

Ca2+= 75 mg/L

Mg2+ = 40 mg/L

HCO3 = 80 mg/L

Determinare la durezza temporanea, permanente e totale in gradi francesi.

[Ca^{2+}]= \frac{0,075\; g/L }{40,08\;g/mol }\;= 1,87\cdot 10^{-3} mol/L

[Mg^{2+}]= \frac{0,040\; g/L }{24,31\;g/mol }\;= 1,65\cdot 10^{-3} mol/L

[Mg^{2+}]+[Ca^{2+}]= 1,87\cdot 10^{-3} + 1,65\cdot 10^{-3} = 3,52\cdot 10^{-3} mol/L

[CaCO_{3}] = 3,52\cdot 10^{-3} mol/L

[CaCO_{3}]=  3,52\cdot 10^{-3} mol/L\;\cdot\;100,09\;g/mol = 0,352\;g/L

Durezza totale = 352 mg/L = 35,2 °F

[HCO_{3}^{-}] = \frac{0,080\; g/L }{61,02\;g/mol }\;= 1,31\cdot 10^{-3} mol/L

La conversione dei bicarbonati in carbonati avviene a seguito dell’ebollizione dell’acqua che porta alla seguente reazione:

Ca(HCO3)2 → CaCO3 + CO2 + H2O

Pertanto:

n moli CaCO3 = 1/2 n moli HCO3

[CaCO_{3}]=  6,51\cdot 10^{-4} mol/L\;\cdot\;100,09\;g/mol = 6,50\cdot 10^{-2} \;g/L

Durezza termporanea = 65 mg/L = 6,5 °F

Durezza permanente = Durezza totale – Durezza temporanea = 28,7 °F

Le analisi svolte su un’acqua incognita hanno rilevato le seguenti concentrazioni:

Ca2+= 100 mg/L

Mg2+ = 60 mg/L

HCO3 = 120 mg/L

Determinare la durezza calcica, magnesiaca, totale, temporanea e permanente.

[Ca^{2+}]= \frac{0,100\; g/L }{40,08\;g/mol }\;= 2,50\cdot 10^{-3} mol/L

[CaCO_{3}] = 2,50\cdot 10^{-3} mol/L\;\cdot\;100,09\;g/mol = 0,250\;g/L

Durezza calcica = 250 mg/L = 25,0 °F

[Mg^{2+}]= \frac{0,060\; g/L }{24,31\;g/mol }\;= 2,47\cdot 10^{-3} mol/L

[CaCO_{3}] = 2,47\cdot 10^{-3} mol/L\;\cdot\;100,09\;g/mol = 0,247\;g/L

Durezza magnesiaca = 247 mg/L = 24,7 °F

Durezza totale = Durezza calcia + Durezza magnesiaca = 49,7 °F

[HCO_{3}^{-}] = \frac{0,120\; g/L }{61,02\;g/mol }\;= 1,97\cdot 10^{-3} mol/L

[CaCO_{3}]=  9,85\cdot 10^{-4} mol/L\;\cdot\;100,09\;g/mol = 9,85\cdot 10^{-2} \;g/L

Durezza temporanea = 98,5 mg/L = 9,9 °F

Durezza permanente = Durezza totale – Durezza temporanea = 39,8 °F

LEGAME METALLICO

I metalli hanno un’elevata conduttività elettrica e termica dovuta all’elevata mobilità dei suoi elettroni di valenza.

Il legame metallico coinvolge un elevato numero di atomi metallici che formano una struttura cristallina in cui le cariche positive sono circondate da una nube o un mare di elettroni (Figura 1).

Figura 1 – Rappresentazione schematica di una struttura metallica con le cariche positive circondate da una nube elettronica

Le cariche positive sono gli atomi metallici a cui sono stati sottratti gli elettroni di valenza i quali vanno a costituire la nube di elettroni.

Una delle proprietà dei metalli è quella di possedere un’alta densità e un’elevata temperatura di fusione in virtù della capacità di questa nube elettronica di tenere strettamente coese queste cariche positive.

Un’altra proprietà caratteristica è la malleabilità e la duttilità che rappresentano la capacità di essere ridotti rispettivamente in fogli e fili sottili. Inoltre, un metallo può essere tirato senza che vada incontro a frattura.

Lo scorrimento di un piano rispetto a un altro porterebbe le cariche positive a entrare in contatto l’una con l’altra e con questo si creerebbero forze repulsive capaci di disfare l’intera struttura cristallina. Tutto ciò viene evitato dalla nube elettronica che si frappone tra le cariche esercitando un effetto cuscinetto (Figura 2).

Figura 2 – Scorrimento di un piano cristallino in cui si evidenzia l’effetto tampone esercitato dalla nube elettronica che si frappone tra le cariche positive.

  • Il legame metallico coinvolge un elevato numero di atomi che vanno nel loro insieme a costituire un reticolo cristallino.
  • La bassa energia di ionizzazione posseduta dei metalli porta alla formazione di una struttura in cui vi sono cariche positive circondate da una nube di elettroni.
  • I metalli possono essere tirati senza fratturarsi in virtù dell’effetto cuscinetto esercitato dalla nube elettronica che si frappone tra le cariche positive.

TITOLAZIONE BASE DEBOLE CON ACIDO FORTE

La titolazione di una base debole con un acido forte prevede che vi sia una reazione chimica tra una base debole e un acido forte.

  • La base debole è l’analita, ovvero la sostanza che deve essere titolata.
  • L’acido forte è il titolante, ovvero la sostanza che viene aggiunta all’analita.

Nella curva di titolazione viene graficato il valore del pH al variare del volume di titolante aggiunto.

La titolazione avviene fino al raggiungimento del punto equivalente, in cui la quantità di equivalenti di base eguaglia la quantità di equivalenti di acido.

Per la titolazione di una base debole con un acido forte esistono due punti caratteristici che sono:

  • Il punto di semiequivalenza in cui il pH è uguale alla pKa dell’acido coniugato.
  • Il punto equivalente in cui il pH risulta acido.

Si considerino 50 ml di una soluzione 0,1 M di NH3 (Kb = 1,75 · 10-5 e pKb = 4,76) che vengono titolati con una soluzione 0,1 M di HCl.

La reazione può essere descritta come:

NH3 + HCl → NH4+ + Cl

Essendo NH3 una base debole, il pH iniziale può essere calcolato tramite la formula semplificata:

pH = 14-(-log_{10}\sqrt{K_{b}\cdot C_{b}})

pH = 14-(-log_{10}\sqrt{1,75\cdot10^{-5}\cdot 0,1})= 11,12

PRIMA DEL PUNTO EQUIVALENTE

La reazione tra NH3 e HCl porta alla formazione di una soluzione tampone in cui NH4+ rappresenta l’acido coniugato dell’ammoniaca. Il valore di pKa dello ione ammonio può essere determinato come:

pKa = 14 – pKb = 9,24

Prima del raggiungimento del punto equivalente, è l’ammoniaca a essere in eccesso e l’acido rappresenta il reagente limitante.

Il pH può essere determinato tramite l’equazione di Henderson-Hasselbach.

pH = pK_{a} + log_{10}\frac{[NH_{3}]}{[NH_{4}^{+}]}

PUNTO SEMIEQUIVALENTE

Una volta addizionate un numero di moli di HCl pari alla metà del numero di moli di NH3, risulta che:

[NH3] = [NH4+]

Metà del numero di moli di NH3 vengono convertite in NH4+.

Il valore di pH coincide con il valore di pKa. Questo rappresenta il punto semiequivalente.

pH = pK_{a} + log_{10}1 = pK_{a} = 9,24

PUNTO EQUIVALENTE

Al raggiungimento del punto equivalente, tutte le moli di NH3 sono state convertite in NH4+. Le uniche specie presenti sono NH4+ e Cl.

Lo ione Cl non è in grado di dare reazione di idrolisi salina a differenza dello ione NH4+ che dà reazione di idrolisi salina acida:

NH4+ + H2O ⇄ NH3 + H3O+

La formula per esprimere il pH è la seguente:

pH = -log_{10}\sqrt{K_{a}\cdot [NH_{4}^{+}]}

Da questo è possibile concludere che nella titolazione di una base debole con un acido forte, il pH al punto equivalente è acido.

DOPO IL PUNTO EQUIVALENTE

Aggiungendo un ulteriore quantità di acido forte, il pH si sposta verso valori più acidi. Essendo questa volta l’acido in eccesso e la base debole il reagente limitante, la concentrazione di ioni H+ può essere calcolata come:

[H^{+}] =\frac{C_{HCl}V_{HCl}\;-\;C_{NH_{3}}V_{NH_{3}}}{V_{HCl}\;+\;V_{NH_{3}}}

CURVA DI TITOLAZIONE CON CALCOLI

TITOLAZIONE ACIDO DEBOLE CON BASE FORTE

La titolazione di un acido debole con una base forte prevede che vi sia una reazione chimica tra l’acido debole e la base forte.

  • L’acido debole è l’analita, ovvero la sostanza che deve essere titolata.
  • La base forte è il titolante, ovvero la sostanza che viene aggiunta all’analita.

Nella curva di titolazione viene graficato il valore del pH al variare del volume di titolante aggiunto.

La titolazione avviene fino al raggiungimento del punto equivalente, in cui la quantità di equivalenti di base eguaglia la quantità di equivalenti di acido.

Per la titolazione di un acido debole con una base forte, esistono due punti caratteristici che sono:

  • Il punto di semiequivalenza in cui il pH è uguale alla pKa dell’acido debole.
  • Il punto equivalente in cui il pH risulta basico.

Si considerino 50 ml di una soluzione 0,1 M di CH3COOH (Ka = 1,75 · 10-5 e pKa = 4,76) che vengono titolati con una soluzione 0,1 M di NaOH. La reazione può essere descritta come:

CH3COOH + OHCH3COO + H2O

Essendo CH3COOH una acido debole, il pH iniziale può essere calcolato tramite la formula semplificata:

pH = -log_{10}\sqrt{K_{a}\cdot C_{a}}

pH = -log_{10}\sqrt{1,75\cdot10^{-5}\cdot 0,1}= 2,88

PRIMA DEL PUNTO EQUIVALENTE

La reazione tra CH3COOH e NaOH porta alla formazione di una soluzione tampone in cui CH3COO rappresenta la base coniugata dell’acido acetico.

Prima del raggiungimento del punto equivalente, è l’acido acetico a essere in eccesso, mentre l’idrossido di sodio è il reagente limitante.

Il pH può essere determinato tramite l’equazione di Henderson-Hasselbach.

pH = pK_{a} + log_{10}\frac{[CH_{3}COO^{-}]}{[CH_{3}COOH]}

PUNTO SEMIEQUIVALENTE

Una volta addizionate un numero di moli di NaOH pari alla metà del numero di moli di CH3COOH, risulta che:

[CH3COOH] = [CH3COO]

Metà del numero di moli di CH3COOH sono state convertite in CH3COO.

Il valore di pH coincide con il valore di pKa. Questo rappresenta il punto semiequivalente.

pH = pK_{a} + log_{10}1 = pK_{a} = 4,76

PUNTO EQUIVALENTE

Al raggiungimento del punto equivalente, tutte le moli di CH3COOH sono state convertite in CH3COO. Le uniche specie presenti sono CH3COO e H2O.

Lo ione CH3COO dà reazione di idrolisi salina basica:

CH3COO + H2O ⇄ CH3COOH + OH

La formula per esprimere il pH è la seguente:

pH = 14-(-log_{10}(\sqrt{K_{b}\cdot [CH_{3}COO^{-}]})

Da questo è possibile concludere che nella titolazione di un acido debole con una base forte, il pH al punto equivalente è basico.

DOPO IL PUNTO EQUIVALENTE

Aggiungendo un ulteriore quantità di base forte, il pH si sposta verso valori più basici. Essendo questa volta la base in eccesso e l’acido il reagente limitante, la concentrazione di ioni OH può essere calcolata come:

[OH^{-}] =\frac{C_{NaOH}V_{NaOH}\;-\;C_{CH_{3}COOH}V_{CH_{3}COOH}}{V_{HCl}\;+\;V_{NH_{3}}}

pH = 14 – (-log10[OH])

CURVA DI TITOLAZIONE

ENERGIA LIBERA DI GIBBS

L’energia libera di Gibbs è una grandezza fisica utilizzata per determinare la spontaneità di una reazione chimica. Questa grandezza può essere impiegata anche per valutare la massima quantità di lavoro ottenibile da una trasformazione condotta in condizioni di temperatura e pressione costanti.

L’energia libera di Gibbs (G) è correlata all’entalpia, all’entropia di reazione e alla temperatura assoluta secondo la formula:

G = H – TS

G = energia libera di Gibbs espressa in J/mol

H = entalpia espressa in J/mol

T = temperatura assoluta espressa in gradi Kelvin

S = entropia espressa in J/(K·mol)

Per valutare la spontaneità di una reazione, a una determinata pressione e temperatura, si può calcolare la variazione di energia libera di Gibbs:

ΔG (P,T) = Gprodotti – Greagenti

Per una reazione:

aA + bB ⇄ rR + sS

ΔG = rGR + sGS – aGA – bGB

Se:

ΔG < 0 la reazione avviene spontaneamente.

ΔG = 0 la reazione è all’equilibrio.

ΔG > 0 la reazione diretta non è spontanea. Risulta invece spontanea la reazione inversa.

L’equazione di Gibbs-Helmholtz correla la variazione di energia libera di Gibbs di una reazione alla variazione di entalpia e alla variazione di entropia.

ΔG = ΔH – TΔS

ΔG (Gprodotti – Greagenti) = variazione di energia libera di Gibbs espressa in J/mol

ΔH (Hprodotti – Hreagenti) = variazione di entalpia espressa in J/mol

ΔS (Sprodotti – Sreagenti) = variazione di entropia espressa in J/(K·mol)

T = temperatura assoluta espressa in gradi Kelvin

Si possono verificare le seguenti condizioni:

ΔH<0 e ΔS>0 (reazione esotermica e variazione positiva di entropia).

ΔG<0 a qualsiasi valore di temperatura. La reazione è pertanto sempre spontanea.

Caso n.2

ΔH>0 e ΔS<0 (reazione endotermica e variazione negativa di entropia).

ΔG<0 a nessun valore di temperatura. La reazione non è pertanto mai spontanea. Risulta invece sempre spontanea la reazione inversa.

Caso n.3

ΔH<0 e ΔS<0 (reazione esotermica e variazione negativa di entropia).

ΔG<0 a valori di temperatura al di sotto di un determinato valore critico.

T < \frac{\triangle H}{\triangle S}

Caso n.4

ΔH>0 e ΔS>0 (reazione endotermica e variazione positiva di entropia).

ΔG<0 a valori di temperatura al di sopra di un determinato valore critico.

T > \frac{\triangle H}{\triangle S}

  • L’energia libera di Gibbs è una grandezza impiegata per determinare la spontaneità di una reazione.
  • Una reazione è spontanea se la variazione di energia libera di Gibbs è negativa.
  • Quando la variazione dell’energia libera di Gibbs è nulla allora la reazione ha raggiunto l’equilibrio.
  • L’energia libera di Gibbs è correlata all’entalpia e all’entropia di reazione mediante l’equazione di Gibbs-Helmholtz.

LEGAME IONICO

Il legame ionico è un’interazione elettrostatica tra uno ione positivo (catione) e uno ione negativo (anione).

Tale legame avviene quando la differenza di elettronegatività tra le due specie coinvolte è superiore a 1,9.

La specie meno elettronegativa cede uno o più elettroni alla specie chimica più elettronegativa. Questo trasferimento di elettroni va da una specie con una bassa energia di ionizzazione a una specie con una elevata affinità elettronica.

Un esempio di legame ionico è quella che si trova nel cloruro di sodio, impiegato comunemente come sale da cucina.

La differenza di elettronegatività tra queste due specie fa sì che il sodio (Na) ceda un elettrone al cloro (Cl). Questo trasferimento elettronico è favorito dalla configurazione elettronica delle due specie coinvolte nel legame.

Il sodio, cedendo il suo unico elettrone di valenza, diventa uno ione Na+ e assume la configurazione elettronica del gas nobile che lo precede (Ne).

Na = 1s22s22p63s1 Na+ = 1s22s22p6

Il cloro, acquistando un elettrone dal sodio, diventa uno ione Cle assume la configurazione elettronica del gas nobile che lo segue (Ar).

Cl = 1s22s22p63s23p5 Cl = 1s22s22p63s23p6

Le configurazioni elettroniche dei gas nobili con l’ottetto completo, conferiscono alle specie chimiche un’elevata stabilità.

Questi ioni si dispongono in specifiche strutture chiamate reticoli cristallini in modo da massimizzare le forze attrattive tra ioni aventi carica opposta e minimizzare le forze repulsive tra ioni aventi la stessa carica.

Un altro esempio di legame ionico è quella che si trova nel cloruro di calcio, impiegato in soluzione come liquido non congelante.

La differenza di elettronegatività tra queste due specie fa sì che un singolo atomo di calcio (Ca) ceda due elettroni a due atomi di cloro (Cl). Per ogni ione Ca2+ si formano due ioni Cl.

Questo trasferimento elettronico è favorito dalla configurazione elettronica delle due specie coinvolte nel legame.

Il calcio, cedendo i due elettroni di valenza, diventa uno ione Ca2+ e assume la configurazione elettronica del gas nobile che lo precede (Ar).

Ca = 1s22s22p63s23p64s2 Ca2+= 1s22s22p63s23p6

Ciascun cloro, acquistando un elettrone dal calcio, diventa uno ione Cle assume la configurazione elettronica del gas nobile che lo segue (Ar).

Cl = 1s22s22p63s23p5 Cl = 1s22s22p63s23p6

Le configurazioni elettroniche dei gas nobili con l’ottetto completo, conferiscono alle specie chimiche un’elevata stabilità.

Questi ioni si dispongono in specifiche strutture chiamate reticoli cristallini in modo da massimizzare le forze attrattive tra ioni aventi carica opposta e minimizzare le forze repulsive tra ioni aventi la stessa carica.

  • Il legame ionico prevede un trasferimento di uno o più elettroni tra due specie chimiche.
  • La specie chimica meno elettronegativa cede uno o più elettroni alla specie più elettronegativa.
  • Il legame ionico si forma quando la differenza di elettronegatività è superiore a 1,9.
  • Gli ioni di carica opposta si dispongono in strutture chiamate reticoli cristallini.